Di Catullo, Hymenaeus ed un rituale nascosto

Hymenaios.sv

Tra i nomi dei Santi Gnostici riconosciuti dall’ E.G.C., l’Ecclesiæ Gnosticæ Catholicæ che si basa completamente sul Liber XV scritto da Aleister Crowley, figura come “holy bard” il nome di Catullo.
Quest’uomo vissuto poco più di 2000 anni fa è da considerare come promotore del pensiero epicureo quanto poeta thelemita del 21esimo secolo, la contemporaneità dei suoi “nugae” ( sciocchezze ) ammette l’inconsistenza del tempo negli animi umani ed esalta la caparbia ricerca di libertà e piacere, segno distintivo d’ogni forma vivente sulla Terra.

Superficialmente si rimane colpiti dalla sua metrica che cerca di rendere finalmente onirico il piacere sessuale, si studiano le sue scelte stilistiche provocanti poiché innovatrici e peculiari nella linguistica latina.
Durante il primo secolo avanti cristo lui visse a Roma e mentre tutti i cittadini s’interessavano alla conquista e l’assoggettazione, il poeta romano celebrava ogni giorno la vita mettendo in pratica l’“otium” epicureo uscendo dal mero stile letterario per farne uno stile di vita in cui solo per i piaceri più intimi vale la pena vivere.
Passando quindi dai piaceri carnali al sostentamento intellettuale, ogni espressione di Catullo mette in risalto il suo vero Io interiore senza alcun freno inibitorio che necessita l’appagamento immediato, proprio come in seguito Orazio esalta con il famoso “Carpe diem/ Cogli l’attimo”.

Ci sarebbero molti esempi da riportare sulla poesia di Catullo ed il suo rapporto con Thelema cercando di comprendere la motivazione per la quale il nome di questo poeta è stato inserito nella lista del santi Gnostici dell’E.G.C..

Dell’Eros in Catullo per anni dotti latinisti hanno decretato volgare i temi dei versi più scabrosi, impensabile credere che un uomo dell’epoca potesse apertamente cantare della “fellatio” e del ”cunnilingus”, il sesso orale maschile e femminile, in una fine sintassi logico-linguistica in cui inseriva parole del volgo alle complicate leggi della grammatica latina:

carme XVI

Pedicabo ego vos et irrumabo,
Aureli pathice et cinaede Furi,
qui me ex versiculis meis putastis,
quod sunt molliculi, parum pudicum.
Io ve lo ficcherò su per il culo e poi in bocca,
Aurelio succhiacazzi e Furio frocia sfondata,
che pei miei versetti pensate, sol perché
son teneri e gentili, ch’io sia poco pudico e virtuoso.
 
Come sottolinea Crowley stesso in Liber Aba (pagina 103):
Cosí Catullo, Dante e Swinburne hanno fatto del loro amore un potente motore per l’umanità grazie al quale hanno arricchito il soggetto di un linguaggio musicale ed eloquente.
Ed é proprio l’eloquentia, ovvero l’arte del sapersi esprimere, assieme alla sapienza della forza espressiva di un linguaggio poetico elaborato che rendono questo poeta un possibilissimo seguace d’antiche tradizioni e verità, quelle che noi oggi consideriamo tradizioni occulte. Sarebbe più corretto ammettere che queste tradizioni vengono occultate tra le righe di sofisticate poesie.
Nel Liber di Catullo spiccano per l’ elaboratezza stilistica d’alto livello in alcuni poemi chiamati i “carmina docta”: essi mostrano evidenti e plausibili motivazioni per le quali possa esser stato scelto dagli ultimi Frater Superior dell’ O.T.O. il nome di Hymenaeus, storicamente chiamato anche Hymenaios, Imene o Hymen.
Certo, questo nome si potrebbe riferire alla noiosa tradizione cristiana attribuita a san Paolo presente nella prima lettera di Timoteo in cui Imeneo perde la fede e va a trovare Satana. (1Ti 1:18-20)
Io mi sento più affine al recente studio del prominente latinista Ole Thomson nel quale narra di come possa esser probabile che il Dio Imene della mitologia greca sia la chiave di codifica per la rilettura d’un poema antico catulliano in cui si nasconde un rituale ermetico e mistico.

Per quanto sia offuscato dalla comprensione meramente linguistica del danese, il rituale mimetizzato dalla dotta scelta stilistica di Catullo è stato parzialmente svelato nello studio stesso grazie ai dettagli osservati.

Come da tradizione, a Roma i carmi nuziali erano dedicati al Dio dell’Amore e del Matrimonio chiamato appunto Hymenaeus:  è considerato come il dio più antico dell’Amore, in seguito venne sostituto da Eros e Cupido per intenderci.

I Carmina Docta dai 61 al 66 portano alla luce la funzione erotica di 3 giovani daimones – Hymenaios, Hesperos, e  Plokamos Berenikes – tutti associabili a Venere e la Notte Stellata.

Rileggendo il Carme 62 si nota infatti come la sposa ha effettivamente rapporti erotici con Imene nel suo stretto rapporto con Hesperos: l’orgasmo sessuale è la stella benamata dall’Olimpo, atteso dagli uomini per estendersi come luce verso le donne che sono invitate ad andargli incontro senza remore. È sempre l’orgasmo, l’araldo notturno cantato dalle donne, che brucia come il fuoco sul Monte Oeta in cui il fuoco è il fautore della connessione della stella/Dio con gli amanti/sposi.

estratto dal carme LXII

IUUENES
Vesper adest, iuuenes, consurgite: Vesper Olympo
exspectata diu uix tandem lumina tollit.
surgere iam tempus, iam pinguis linquere mensas,
iam ueniet uirgo, iam dicetur hymenaeus.
hymen o Hymenaee hymen, ades o Hymenaee!

PUELLAE
Cernitis, innuptae, iuuenes? consurgite contra;
nimirum Oetaeos ostendit Noctifer ignes.
sic certe est; uiden ut perniciter exsiluere?
non temere exsi luere: canent quod uincere par est.
hymen o Hymenaee hymen, ades o Hymenaee!

I GIOVANI UOMINI
Vespero, la Stella Notturna, è quí! Giovani uomini, alzatevi: adesso il Vespero atteso dall’Olimpo così a lungo finalmente estende le sue luci.
Ormai è tempo di alzarsi, di lasciare ormai le ricche mense,
ormai verrà la sposa, ormai si canterà l’inno nuziale.
Salute, o Imen Imeneo! Giungi, o Imen Imeneo!

LE GIOVANI DONNE
Ragazze, li vedete i ragazzi? Alzatevi ed andatevi incontro;
Davvero l’araldo della notte mostra i suoi fuochi sul Monte Oeta.
Così è certo; vedi come velocemente son balzati fuori?
Non a caso son balzati fuori, canteranno ciò ch’è possibile vincere.
Salute, o Imen Imeneo! Giungi, o Imen Imeneo!

Secondo un articolo apparso su 418, la Newsletter dell’Abrahadabra Oasi dell’ O.T.O. di Portland, questi carmina nascondono anche la celebrazione del matrimonio mistico ovvero la trasformazione alchemica per eccellenza che si ottiene proprio con la sublimazione d’ogni elemento coinvolto, l’individuo che si unisce con l’universo.

Facendo attenzione alla struttura stessa del canto nuziale, letto prima dagli uomini e poi dalle donne, si nota come si sincronizzino nel ritmo le varie strofe attribuite ai due sessi opposti. Il poema potrebbe esser cantato contemporaneamente senza che il ritmo ne risenta, la musicalità delle strofe potrebbe sovrapporsi per diventare un solo inno nell’invocazione al dio Imene.

Nel succitato studio universitario si sottolinea anche come in passato già esistesse una teoria molto antica nella quale la sincronizzazione dell’orgasmo maschile e femminile fosse una condizione indispensabile per attuare il “vero” concepimento, l’unione fisica dei sessi opposti e parte del potente dettaglio magico occultato dal dotto Catullo.

Questa teoria ci permette di comprendere con maggior chiarezza l’enfasi del desiderio stesso, il valore mistico dell’unione sessuale collegata alla sublimazione dell’uomo nella donna e viceversa.
Man mano che si prosegue nella lettura di questi carmina, si notano un alto numero di aspetti ritualistici che si evolvono e dovrebbero portare ad uno scopo ben chiaro per quanto l’attività in questione non venga mai narrata direttamente. La scelta d’inserire parole arcaiche associabili sia al genere femminile che al maschile ha sapientemente nascosto i dettagli del rito stesso, confuso i riferimenti e celati i veri intenti.

Eppure qualche dettaglio rimane palese, specialmente nel carmina 64: dalla voce di 3 vecchie donne che rappresentano le parche, comprendiamo che la canzone stessa non è dedicata alla nascita di bambino bensí al momento del suo concepimento.

Vista la zona geografica in cui Catullo ha vissuto, potrebbe esser probabile che il poeta fosse a conoscenza delle antiche tradizioni legate alla dea Cibele che più volte viene invocata nel poema 63. Secondo la H.P. Blavatsky, questa divinità femminile è parte del più antico culto di Iside, ovvero la dea chiamata Isis, o Astarte, Hathor, Freya, Afrodite e Venere.

Che Catullo fosse a conoscenza di segreti legati alla magia sessuale è per me molto probabile, che questi segreti siano stati compresi da Crowley ed ammirati dai nostri stimati Frater è una possibilità da valutare.
Di certo non sarò io colei che svela un’idea grazie ad una semplice intuizione: invito chi volesse approfondire i dettagli sul rituale a leggere le fonti citate, che si faccia un’idea propria sull’ intuizione e se possa contenere del vero.

Che il rito ed i suoi dotti misteri rimangano segreti e che Catullo venga ancora solo considerato come volgare e libertino: comunque la verità non si svelerà mai agli occhi di chi non è degno di comprenderla.

Fonti:

Ole Thomsen in  Classica et Mediaevalia. Revue danoise de philologie et d’histoire.
418, Vol I Number 2, Newsletter of Abrahadabra Camp, “All Roads Lead to Rome” of Frater Hippokleides

Immagine: dettaglio di Nicolas Poussin
Hymenaios Disguised as a Woman During an Offering to Priapus, 1634

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