Perché studiare Magia

Opus Mago-cabbalisticum Et Theosophicum…1735- Georg Von Welling

Noi non esistiamo solamente che in questo corpo, noi non siamo esclusivamente fatti di materia nata dalla mera carne. Siamo l’anima che comanda le membra, lo spirito ne suggerisce le azioni. Sono le interazioni del nostro Io con ciò che ci circonda a creare la Realtà, è la nostra percezione a renderla tangibile e le nostre decisioni si fondono nella sua stessa struttura materiale.

La carne può smettere di provare dolore se è il nostro spirito a comandarglielo, gli asceti lo continuano a dimostrare agli stolti. La carne è come un concetto da superare, è oltre la Materia che da sempre si muove la nostra Vera esistenza.

Gli Yogi ritengono che per poter entrare in profondo contatto con la nostra essenza bisogna vivere seguendo una disciplina fisica, la stessa realizzazione delle complesse Asana (posizioni yoga) porta all’Equilibrio dell’Io fisico con la Coscienza. Il risveglio della Kundalini, il nostro Inconscio che risale dal primo Chakra al settimo nelle vesti di un serpente, porta ad una conoscenza che i più chiamano Illuminazione.
La coercizione della nostra Volontà sul nostro corpo è quindi una delle vie innegabili per poter affermare di voler raggiungere la conoscenza, che il percorso iniziatico dello Yogi sia una delle strade da percorre è più che certo per poter affermare di voler studiare la magia.

Nella prima parte di Magick di A.Crowley vengono descritti vari concetti yoga, proprio all’inizio del suo testo fondamentale di magia accentua quanto la meditazione e la disciplina fisica e mentale sia di primaria importanza per lo studente che vuole accostarsi a queste pratiche. Gli esercizi che suggerisce per annullare il fastidio del corpo in certe posizione, o per far focalizzare la mente in un solo pensiero senza distrazioni, richiedono tempo e dedizione. I traguardi non si possono raggiungere in altri modi se non con pazienza e costanza.

La magia è il riconoscere che esiste un’energia tangibile quanto le nostre carni non percepibile dall’occhio umano e dalla scienza moderna (*), studiarla significa indagare nel nostro stesso spirito per ritrovarne l’essenza in noi e nel tutto che ci circonda riamalgamandoci finalmente ad essa.

Se quanto postulato è vero, la magia permea dentro e fuori di noi e pertanto non si dovrebbe faticare nel richiamarla a se. Dovrebbe essere facile eppure non c’è niente di più difficile e faticoso.

Ci hanno diseducato dal conoscere i nostri istinti, al posto della nostra spontaneità è cresciuta la morale imposta e ci hanno intrappolati in una vita in cui dalla nascita siamo soggetti alle leggi altrui, ormai crediamo che modificare i nostri punti di vista sia inutile. Richiamare la nostra vera natura libera è arduo: cresciuti nella prigione della conoscenza imposta e falsata, come possiamo forzare delle sbarre per evadere se neanche ci accorgiamo di quanto siamo stati oppressi?

Nella cultura occidentale ci siamo fatti scudo della morale cristiana per delegittimare la libertà di parola, l’individuo è stato soppresso con l’idea collettiva e globalizzante del bene e del male forgiato all’uopo. L’idee orientali in cui l’uomo è stato sempre esaltato alla ricerca spirituale sono nuove per la nostra vecchia mentalità tradizionale.

La maggioranza delle persone crede che disegnare antichi pentagrammi possa svegliare poteri impensabili grazie il proprio potere innato. Come sottolinea Crowley, e le scuole orientali ben più antiche, la ricerca in se stessi è la chiave d’accesso per l’infinito di cui facciamo parte, non ci sono scorciatoie magiche e riti abbreviati. Il pentagramma è un mezzo, può anche non esser disegnato in modo elaborato su di un papiro ma il potere del segno dipenderà esclusivamente da quanto chi lo realizza sia lontano o vicino al fine stesso, ovvero alla conoscenza con se stesso e quindi alla magia.

Studiare la magia vuol dire far conoscenza della propria Volontà che in Thelema non può essere dissociata dall’Agape, l’Amore universale. La parola magia deriva dal greco Μαγεία che significa unione, dall’unione degli opposti all’unione conscio con l’inconscio, il microcosmo con il macrocosmo.Come nel matrimonio alchemico, in Sex Magick è l’unione del femminile con il maschile che crea il divino della nostra volontà. I rituali magici sono prodotti dallo sfondamento del concetto di reale, dalla coscienza al divino interiore, infatti non si può discostare la magia dal soprannaturale e dal misticismo che ne consegue.

A Thelema sta la Magia come ad Agape la Mistica, essi sono, oggi come oggi, interdipendenti. (**)

Studiare la magia è seguire un percorso di crescita interiore che porta all’evoluzione spirituale in cui il potere è dato dalle infinite possibilità nel riscoprire Dio di noi stessi.

(*) tralasciando le teorie di Marco Todeschini e la Piscobiofisica.
(**) cito il mio mentore, C.M.


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